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Automazione industriale e lavoro umano: nuove risorse, meno rischi

Portare l’automazione industriale nei processi di produzione significa avere come scopi primari il miglioramento della condizione di lavoro di chi prendeva parte a tale processo e il mantenimento costante di un elevato livello qualitativo del risultato finale.

Un grande obiettivo che richiede un modo diverso di concepire il lavoro, l’azienda, la produzione. L’automazione, infatti, può ‘entrare’ nel flusso produttivo in gradi diversi. Un processo può passare dall’essere completamente manuale a essere completamente automatizzato, con molti livelli intermedi. 

Noi di Tera Automation abbiamo piena consapevolezza di questo. Quando abbiamo progettato la nostra T-Line abbiamo fin da subito previsto una sua installazione completa, ma ogni sua parte è stata concepita per poter essere collocata nelle varie aziende del settore orafo anche con soluzioni stand-alone.

La verità è che sono molte le aziende che nel tempo hanno incrementato il livello di automatizzazione. La grande forza dell’automazione concepita in modo saggio è proprio questa: essere al servizio dei reali bisogni di un’azienda.

Imparare dal passato

Molti pensano che più l’automazione industriale prenderà campo nelle aziende e meno lavoro ci sarà per le persone. La risposta a tali dubbi richiede di guardare un po’ al passato.

Infatti, successe lo stesso negli anni ’60, quando in America le aziende si dotarono dei primi “computer” e fecero sostanziosi tagli al personale. Tuttavia, nonostante ciò, i consumi aumentarono perché le aziende, grazie a questi nuovi strumenti, migliorarono notevolmente le loro attività. I costi, così ottimizzati, generarono un consistente sviluppo in altri comparti, come il terziario, che riassorbirono il lavoro umano perso con l’introduzione dei calcolatori.

La verità è che la tentazione di demonizzare la tecnologia è sempre molto forte. Forse per un istinto innato molto comune di timore verso l’ignoto. L’automazione industriale nasce invece per apportare un beneficio, che sia economico, di gestione o di condizione lavorativa. Sarebbe una bugia dire che tutto ciò non si ripercuote sul personale addetto alla mansione manuale, ma è anche vero che le aziende virtuose sapranno valorizzare la specializzazione dell’operaio, riconvertendola in mansioni di controllo e monitoraggio.

Come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, adottare l’automazione industriale in azienda significa assumere una nuova prospettiva mentale.

Tornando a quello che la storia ci insegna, negli anni ’90 in America furono introdotti i primi ATM. I timori di riduzioni di personale nei vari istituti bancari furono diffusi e in effetti i licenziamenti di addetti alla mansione ora svolta dallo sportello Bancomat furono numerosi. Ma cosa successe veramente? L’erogazione automatizzata di denaro presso l’ATM permise una notevole riduzione dei costi e le banche furono pronte a reinvestire nell’apertura di nuove filiali. Alla fine risultò che il comparto bancario aveva addirittura aumentato il livello di assunzioni. 

Questo per dire che l’automazione industriale porta con sé un nuovo assetto mentale, un modo diverso di pensare e concepire l’azienda in tutte le sue risorse, umane e non.

Oggi: la quarta rivoluzione industriale

La robotica industriale è alla base della quarta rivoluzione che stiamo vivendo. I robot sono sempre più presenti nelle aziende di tutto il mondo. Non solo. Sono sempre più sofisticati per le evoluzioni continue nel campo dell’intelligenza artificiale. Ed è questa loro sofisticazione a generare i timori più grandi nei lavoratori.

Se analizzata con uno sguardo ampio, che osserva con lungimiranza al futuro, l’industria 4.0 sta di fatto generando più posti di lavoro rispetto alle riduzioni di personale derivanti dall’automatizzazione dei processi. Nuove professioni, è vero, ma sempre di lavoro si tratta.

Secondo la International Federation of Robotics, in America, Europa e Asia l’automazione industriale robotica sarà un fattore cruciale per la crescita produttiva post-Covid-19. Quindi, se nel ventennio 1990-2010 in America le perdite di posizioni lavorative legate alla introduzione di soluzioni robotiche nelle aziende sono state elevate, soprattutto tra gli operai, il futuro si prospetta di compensazione.

Uno studio interessante di McKinsey & Company prevede che nel 2030, a livello mondiale, le assunzioni legate all’adozione di automazioni industriali supereranno i licenziamenti (50 milioni di assunzioni a fronte di 40 milioni di posti di lavoro persi), con una transizione di numerose figure professionali verso competenze più decisionali e di gestione.   

Parafrasando una citazione di Milton Guerry, Presidente della Internation Federation of Robotics, ciò che l’automazione industriale garantisce, ovvero l’aumento della produttività e della competitività nel mercato, genera per sua natura nuove professioni.



Un nuovo mindset per nuovi vantaggi

Il cambiamento è innegabile, probabilmente intrinseco all’automazione industriale stessa, impiegata proprio laddove si necessità una nuova rotta. Le criticità sociali sono evidenti, le perdite occupazionali sono spesso consistenti, ma studi confermano che l’assorbimento nel tempo è garantito fino a un aumento delle assunzioni.

Generalmente si affida a un’automazione lo svolgimento di compiti particolarmente complessi, usuranti e/o rischiosi. Significa che l’automazione industriale prende in carico ciò che prima faceva un essere umano, libero adesso di concentrare le proprie energie su attività creative e decisionali.

Tuttavia, c’è un ulteriore vantaggio incredibile nell’applicazione di sistemi automatizzati nei processi di lavoro che prescinde da qualsiasi altra valutazione: il monitoraggio.

Monitorare il lavoro di una macchina significa ottimizzare al massimo le attività e le risorse. Significa anche agire in maniera preventiva, personalizzare al bisogno e, non da meno, ridurre i rischi.


Se la macchina genera dati, la supervisione e l’interpretazione degli stessi resta compito dell’uomo. La componente umana, quindi, si sposta da attività alienanti o pericolose, a mansioni di controllo attivo, monitoraggio e manutenzione. Un nuovo mindset per nuove opportunità.